PERCHE' RIDERE FA BENE - YOGA DELLA RISATAITALIA e GUARIRE DAL RIDERE

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PERCHE' RIDERE FA BENE

LA RISATA

    Fisiologia della risata.


Mentre i bambini ridono semplicemente per la voglia di farlo e prima ancora che il loro cervello distingua se una cosa sia più o meno buffa, per gli adulti la risata nasce da uno stimolo esterno che crea un "divertimento mentale".

Un input, attraverso i sensi della vista e dell’udito,  arriva al nostro cervello,  nella zona che riconosce una situazione che emette come risposta il riso attraverso il talamo e i nuclei lenticolari e caudali del cervello, arriva ai nervi facciali, che stimolano a loro volta il
muscolo risorio e zigomatico.



Per ridere si impiegano circa 60 muscoli.
Il nervo encefalico coinvolto è il VII cranico, mentre il nervo vago, a seconda della potenza dell’impulso, spinge tanto più in basso l’attività fisiologica fino ai muscoli dell’addome e del diaframma.
L’area anatomica che unisce la zona ventrosegmentale e il nucleo accumbens fino alla corteccia frontale, se stimolato elettricamente o con mezzi diversi (cibo, sesso, risata, droghe, sport, gioco d’azzardo) risponde rilasciando dopamina
(è un neurotrasmettitore ovvero una sostanza che veicola le informazioni tra le cellule componenti il sistema nervoso. )a livello dei recettori che reagiscono determinando benessere.
La ricerca del piacere fa parte quindi della fisiologia dell’uomo.

Ridere è un esercizio muscolare e respiratorio che permette di liberare le vie respiratorie superiori; ridere può far cessare una crisi di asma provocando un rilassamento muscolare delle fibre lisce dei bronchi, per azione del sistema parasimpatico.

Il Sistema Nervoso Autonomo o Neurovegetativo  è composto da due sottosistemi:
Simpatico
(ha una funzione stimolante, eccitante, contraente; presiede al sistema di adattamento attacco e fuga, preparando l'organismo ad affrontare il pericolo.)
e Parasimpatico (stimola la quiete, il rilassamento, il riposo, la digestione e l'immagazzinamento di energia) e la salute psicofisica dipende dal loro equilibrio.
Ad ognuno di loro sottostà, oltre a diverse funzioni, un determinato tipo di neurotrasmettitori che "abituano" i neuroni ad una particolare stimolazione a seconda del prevalere dell’uno o dell’altro.

Così accade anche per alcune emozioni: più le viviamo, più si è portati a riviverle e di conseguenza, se esse sono per noi distruttive, si avrà la tendenza a persistere con esse, lo stesso accade se sono positive. E’ chiamato circuito riverberante  dove si immagazzinano informazioni nella funzione della memoria.

Conoscendo questa dinamica ci si può impegnare a mettere in pratica un atteggiamento positivo che vada a "smontare" la nostra memoria da atteggiamenti distruttivi  e vada a  riprogrammarla ad uno stile emotivo positivo e nutritivo.


J La giornata completamente perduta è quella in cui non si è riso (Nicolas de Chamfort)

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